Dall’autunno dell’anno scorso un grande cartellone sovrasta l’altare: ogni volta che entriamo in Chiesa la mente va alle linee pastorali dettate dalla Diocesi di Roma, che ci chiede di abitare con il cuore la città e in particolare il nostro quartiere.

E’ il cammino che stiamo facendo guidati dai nostri sacerdoti meditando i testi forniti dalla Diocesi

Orario ordinario delle Messe

 

 

DAL 1 LUGLIO ENTRA IN VIGORE
L’ORARIO ESTIVO
  • FERIALI: 8,30 E 19.00 (SABATO COMPRESO

 

DAL 1 LUGLIO ENTRA IN VIGORE
L’ORARIO ESTIVO
  • FESTIVO: 8.30  –  10.00  –  19.00
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Una nuova lettera del parroco

Carissimi,

vi raggiungo in questo primo scorcio dell’estate, ancora con l’animo sospeso per l’anno difficile che abbiamo vissuto e per l’incognita, che si estende sul prossimo. Il tanto atteso caldo, che sembra diminuire la virulenza dei patogeni tipo Sarx e la fiducia riposta nei vaccini, ma non di meno, il ricordo di un’estate 2020 relativamente tranquilla, ci fa comunque ben sperare almeno per luglio e agosto, il tempo delle vacanze.

     Durante le mie uscite per la corsa lungo la ciclabile e villa Ada, incrociando la gente, si sentono le voci e le chiacchiere, uguali e diverse dal solito: “andiamo dai nonni, in Calabria, è più sicuro, siamo tutti vaccinati e anche loro”, “la riviera Adriatica meglio no, troppo affollata, anche se i romagnoli sono bravi ad organizzare, certo è più economica che altrove”, “assolutamente Trentino, aria pulita, passeggiate, distanze di sicurezza”, “all’estero?….attento a dove vai, secondo quello che succede, manco ti fanno rientrare!”. Ahimè siamo estero anche noi per gli altri Paesi e vedere i Fori romani con quattro gatti di turisti, o S. Pietro senza le interminabili file di persone, che lungo le mura vaticane avanzavano a passo d’uomo per visitare i musei, un po’ mi fa male. Penso anche a tutti i lavoratori, commercianti, artigiani del turismo stagionale e non, mi sembra quasi di sentire lo stato d’animo che vivono affrontando il secondo anno di insicurezza.

     Comunque, nonostante tutte le perplessità, la voglia di vacanze c’è, forse ancor più accentuata dal bisogno di uscire all’aria aperta e dai palazzi in cui siamo stati tanti giorni prigionieri.

     La riflessione che segue, non risponde al “dove si va”, insindacabile, (tra l’altro Gesù raggiungeva indistintamente, villaggi, campagne, città, montagne e mare, anche se non per le vacanze, almeno da qualche parte si sarà riposato), ma sul “come andare”.

     Prendo spunto per questo, dalla seconda lettura della S. Messa di oggi, domenica 11 luglio, tratta dalla Prima Lettera di S. Paolo apostolo agli Efesini, cap. 1, dal versetto 3 al 14 (Ef 1, 3-14 per gli esperti)

     San Paolo usa un linguaggio molto concettuale, altamente teologico, che non è facile da comprendere. I linguaggi scientifici, sofisticati, possono essere belli, ma di certo non alla portata di tutti. Ricordo sempre mia madre, che persino quando ascoltava il Tg, spesso si fermava e mi diceva:<< ma che ha detto? Io questi, quando parlano, mica li capisco, ma perché non parlano più semplice!>>. Poi ha scoperto il Tg4 del discusso Emilio Fede:<< metti sul 4, che a lui lo capisco, parla semplice>>. Un’ artista nel raccontare con semplicità e capacità le storie di vita è stata certo Raffaella Carrà, lei di questo raccontare ne ha fatto un lavoro di successo, che l’ha resa una di famiglia dentro le case della gente comune.

     Vi sembrerà superficiale questo mio riferimento, ma è proprio a gente come la Carrà, Costanzo e sua moglie, etc., che ho pensato, quando il papa, cha già parla e scrive semplice di suo, ci ha presentato il cammino settennale verso il giubileo del 2025, all’insegna del motto “Ascolta il grido della città”, tradotto e adattato in diocesi con il concentrarci sulle storie di vita, raccontarle, condividerle, farne oggetto di testimonianza nella celebrazione eucaristica e negli incontri. È facile immedesimarsi in un racconto di una storia di vita, per somiglianza o per differenza. La televisione l’ha capito da tanto tempo, noi preti non tutti e con ritardo. Per questo ci hanno spinto, in questi anni, a tale esercizio e papa Francesco, quando parla, quando predica, persino nelle sue Esortazioni (che sono pronunciamenti ufficiali di magistero pontificio), non manca mai di raccontare una vicenda, un episodio di vita ricordato o vissuto.

     Ebbene, il nostro brano di san Paolo non appartiene a questo genere di discorso, eppure parla della nostra vita e in particolare, di come Dio la vede con i suoi occhi. Sin dall’inizio risalta con insistenza l’affermazione che siamo destinatari di una sovrabbondante benedizione celeste: “Benedetto sia Dio…….che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo”. Il che sta lì a dire che ogni giorno della nostra vita il Signore ci riempie di una quantità infinita di doni. Alcuni di essi vengono detti.

     Innanzitutto ci ha scelti. Io, tu, ogni uomo, che viene al mondo, è scelto da Dio. È una cosa bella, perché milioni di uomini adesso, non si sentono scelti da nessuno. Il papa parla spesso degli “scarti” delle società, ma nel nostro caso pensiamo a chi è stato rifiutato dai genitori, chi ha subito la logorante scelta preferenziale per un altro fratello, più amato; chi è stato abbandonato dal coniuge per un’altra persona; chi non ha brillato, pur volendolo, nel percorso di studi; chi è stato costretto ad un lavoro accettato per necessità; chi ha fallito in un investimento; chi ha commesso un errore grave e ne deve pagare le conseguenze; o anche allo scherno, oggi chiamato bullismo, per un difetto, una personalità poco sicura, un nome curioso divenuto oggetto di continue storture e prese in giro; nei paesi poi, ci sono i soprannomi, che non te li levi più di dosso. Davanti a tutto questo, Dio ci guarda dicendoti “Ti ho scelto”. È un dato indistruttibile è stabile come una roccia di granito. Dio mi ha scelto e mi ama, c’è già un buon motivo per ritrovare il buon umore e l’ottimismo.

     San Paolo prosegue poi dicendoci il fine per cui ci ha scelti: per esser santi e immacolati di fronte a Lui nella carità. Un passo, questo, che sin dal seminario, mi ha fatto penare, specie per uno come me propenso alla riflessione morale (in cui poi mi sono specializzato). Ho sempre sofferto considerando che essere perfetti nella moralità non è per niente facile, neanche per un prete. Sempre cadiamo, spesso dove siamo già caduti. Con il passare del tempo mi sono detto che solo la Madonna rientra in questa perfezione, me né io, né nessun altro uomo. Ma allora perché san Paolo ci dice che siamo scelti per questo? Un giorno, meditando sul passo, ha attirato la mia attenzione l’ultima delle parole, dove si dice, non moralmente perfetti, ma perfetti nella carità. Una grande differenza e una grande liberazione, perché sebbene la rettitudine sia inderogabile, la maggior parte di noi nella vita farà cose di cui si avrà a pentirsi, ma tutti possiamo vincere la sfida di essere uomini di carità. Questo è possibile ed è anche facile da fare, nonostante le nostre debolezze. Chiunque può compiere un gesto d’amore, di solidarietà, aiutare un uomo nel momento del bisogno, dare del suo ai poveri, sostenere un amico in crisi, compiere una buona azione, fare la carità. Buoni o cattivi che siamo, tutti possiamo presentarci al Signore con la cesta piena di opere di misericordia.

     Terzo dono: scelti per essere figli adottivi. È il battesimo. Se i nostri genitori ci hanno concepito nell’amore, generandoci nell’ordine della carne, cioè delle cose sottoposte allo scorrere del tempo, con il battesimo Dio ci genera suoi figli, con tanto amore, nell’ordine dell’eternità. Qui il tempo non esiste e non c’è bisogno di fare……….la prova costume o le cure estetiche per apparire. Meglio una bella ruga, segno di una vita vissuta con amore e sacrificio.

     Infine, ci viene detto che siamo stati redenti. Come se san Paolo volesse chiarire che tutta questa abbondanza di doni, riversata a pioggia su ciascuno di noi, è per puro amore e misericordia di Dio, attraverso Gesù Cristo, cioè non dipende dai nostri meriti. San Paolo conosce bene il cuore umano e sa che ci si dimentica presto del bene ricevuto, finendo per tornare al vecchio Adamo, che considera il paradiso terrestre merito suo. Siamo scelti e amati per pura, gratuita, misericordia.

     Insomma, ogni giorno della nostra vita è un capolavoro di Dio, il segreto è saperlo scoprire, cioè saper guardare alla nostra giornata con gli occhi di Dio, gli occhi della fede. È il solito discorso del bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno. Fatti di carne debole, guardiamo più spesso alla metà vuota, soffrendo per ciò che ci manca, diventando tristi, frustrati, melanconici. Ma se impariamo a guardare alla metà piena, lì scorgiamo i doni di Dio.

      Da giovane seminarista, mi trovavo in una città del Sud, per l’ordinazione sacerdotale di un compagno di seminario. Prima della celebrazione andai a confessarmi. Si vede che ero nello stato del bicchiere mezzo vuoto, perché dopo avermi ascoltato, il prete mi disse “bene, adesso dopo tutta questa lagna, che mi ricorda tanto il Libro delle Lamentazioni, fai la confessio laudis e mi dici tre buoni motivi per ringraziare il Signore oggi, anzi te ne dico alcuni io: sei qui per l’ordinazione di un tuo amico, dunque hai un amico, è una cosa bella. Sei venuto con la tua macchina? Appunto, vuol dire che avevi i soldi per pagare il viaggio e che un viaggio di quasi dieci ore è andato bene. Quanti giorni ti trattieni? Ecco, appunto, sei ospite, gratuitamente delle famiglie della parrocchia del tuo amico. Vuoi che continui io o continui tu?”.

     A volte il Signore, per attirarci a questa consapevolezza, ci stupisce con un miracolo, come è accaduto a me l’altra mattina. Giro di tre uffici, per una delicata questione amministrativa. Prima al Vicariato a san Giovanni, poi Segreteria di Stato in Vaticano, poi una sede DHL per una spedizione internazionale. La sera prima ero andato a letto depresso, pensando che mi sarebbero partite due o tre mattinate. Al mattino parto con rassegnazione alle 9:15 dalla parrocchia. Alle 12:15 ero rientrato, dopo aver attraversato il centro, parcheggiato tre volte, fatto la fila al metal detector a piazza san Pietro e, ancora più incredibile, nessun “deve ritornare perché manca questo elemento”. È si, Signore, a volte mi stupisci veramente tanto.

     Per acquisire questo sguardo di fede e scoprire i doni di Dio vi propongo un semplice esercizio. Ogni giorno porci una domanda “dove mi sta conducendo Dio con il suo amore”. Non è importante dare una risposta, che il più delle volte non sapremo darla, l’importante e farci la domanda, perché in un attimo ti mette sotto la pioggia dei doni di Dio, come quando si entra sotto la doccia. Cioè Dio ti fa vedere come ti vede con i suoi occhi: scelto, amabile, capace di fare del bene, figlio, perdonato.

     Il passo successivo è domandarci nel dettaglio i doni, che oggi ho ricevuto da Dio. Sono sempre di tre tipi: materiali (faccio un esempio: oggi ti sei alzato con le tue gambe o qualcuno ti ha dovuto aiutare?), spirituali (una lettura di un brano della Parola di Dio, che ti ha dato calore e grazie ad essa ti sei riconciliato con una persona), intellettuali (hai capito una cosa il cui significato ti era oscuro da tempo). Fatto l’elenco di tutti doni oggi ricevuti, ringrazia il Signore e vivi nella gioia della gratitudine.

     Se poi vuoi proprio mettercela tutta, prima di farti la domanda e alla fine dell’esercizio, invoca lo Spirito Santo e fai una preghiera.

Buona estate! 

Don Gianfranco

 

29 giugno: Serata in compagnia!

 

2 giugno…. Famiglie finalmente in uscita

 

9 giugno: un’altra distribuzione straordinaria di generi alimentari….. e… un ultimo giorno di scuola

 

Per chi può e vuole aiutare

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PARROCCHIA GESU’ BAMBINO

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Avvisi del Parroco

Calendario pastorale

Ricordando chi ha tanto lavorato in Parrocchia e ora ci aiuta dal Cielo

Una Parrocchia piena di gente che si dà da fare nella preghiera, nel servizio di accoglienza, nella carità, nella catechesi… tanti presenti sul campo e tanti … presenti in Paradiso che continuano ad aiutare la nostra comunità. 

(Cliccando sulle foto sarete reindirizzati a quanto eventualmente riportato su di loro nelle pagine del giornalino parrocchiale.)

Gregorio
Iride
Gabriella D'Anna
Velia
Stefano Cinci
Teresa Spinelli
Bruno Frasca
Bruno Gamberini
Gemma
Carlo
Ludovico Astorri
Bruno Fondacci
Gerolama
Paola Gargiulo
Paola
Luigi
Lia Gargiulo

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