Ciao Rita, moglie, madre e colonna portante della nostra comunità..

Rita, amore mio, un destino crudele ha privato Guido, Chiara e me della nostra “stella polare”. Sei stata la compagna della mia vita per 43 anni. Sei stata dolce, amorevole, premurosa e… qualche volta anche un po’ irRITAnte, ma guai se in un matrimonio non ci fossero pure i costruttivi momenti di attrito, che vengono superati dall’amore e dal rispetto reciproco. Eppure, senza di te – lo confesso – non ho mai comprato neanche una camicia o una cravatta. Abbiamo condiviso tutto, “la buona e la cattiva sorte”, ma il bilancio, almeno fino a quel tragico investimento sulle strisce ad Anzio, martedì 24 agosto, era assolutamente in positivo. Sei stata per Guido una mamma fantastica, sempre pronta al suo fianco per assisterlo e per ascoltarlo, ma senza essere invadente. Avevi con lui un rapporto confidenziale meraviglioso, ma non ne ero geloso, perché lo avevi costruito e ravvivato giorno dopo giorno per 36 anni, con un’incredibile capacità di ascolto e di dialogo. Hai amato Chiara come la figlia femmina che non avevamo avuto, ma sempre rispettando il suo ruolo di moglie di Guido. Sei stata una donna molto saggia e generosa: quale sposa, dopo un anno di matrimonio, alla morte della suocera, sarebbe stata disposta a lasciare la sua casa per andare a vivere in quella della famiglia del marito, insieme ad un giovane cognato, per il quale sei sempre stata ben più di una sorella maggiore. Nel primo impatto con le persone nuove rimanevi un po’ sulle tue, apparendo dura di carattere, forse anche un po’ scorbutica, ma quando approfondivi la conoscenza, davi tutta te stessa. E quando siamo venuti a Roma hai dimostrato il tuo altruismo a tantissimi, nel lavoro all’ospedale Pertini, tra i nuovi amici, in Parrocchia, nel quartiere, nella ONLUS “Amanida”. Per tutti eri pronta a dare il primo consiglio sanitario utile e a consigliare il medico giusto a cui rivolgersi, assumendoti spesso dopo personalmente le cure fisioterapiche o l’assistenza di chi ne aveva bisogno. Non avevi dimenticato né la mia famiglia d’origine, mio fratello, mia cognata e la nostra nipotina, né, soprattutto, la tua famiglia napoletana di origine, continuavi a tenere vivo e unito, con i fratelli, le sorelle e gli amati nipoti, quel grande affetto familiare che tuo padre e tua madre ti avevano insegnato. Eri fisicamente piccolina, “‘nu murzillo ‘e femmina” si dice a Napoli, ma sprizzavi energia, vitalità e per noi eri vera colonna. Eri una donna di fede, devotissima di Santa Rita e di San Pio da Pietrelcina. Se sono andato oltre la Messa domenicale, iniziando insieme ai sacerdoti e al Gruppo Famiglie della Parrocchia un cammino di fede che dura dal 1995, lo devo a te. Se nostro figlio opera nell’Oratorio e nel Centro Estivo per i bambini, dove tu pure lavoravi ogni anno, è perché ha seguito il tuo fattivo e silenzioso esempio. Mi piace pensare che il Signore ti abbia chiamato vicino a Lui per organizzare la cucina o il pronto soccorso o qualche altra attività di volontariato in Paradiso. Ciao Amore mio, ti ringrazio per tutto l’amore che ci hai dato. Guidaci dall’alto, stacci vicino, insieme a Gesù e alla Vergine Maria, perché noi, senza la nostra “stella polare”, temiamo di perderci nel mare in tempesta.

(Antonio)

Rita Chiantera

Ciao Rita,
in questo momento ci sono tante cose che vorrei dire di te, ma quanto è difficile… perché il tuo tratto caratteristico non erano le parole, ma i fatti.
Quando arrivasti qui a Roma più di venti anni fa, insieme ad Antonio e a Guido e senza altri familiari, iniziasti a frequentare la parrocchia e il gruppo famiglie e ne facesti la tua famiglia. Tutti noi qui presenti possiamo testimoniare come per qualsiasi necessità tu fossi sempre pronta a fartene carico: quante visite a malati, quante medicazioni, quanti accompagnamenti in ospedale. Il primo pensiero quando succedeva qualcosa era: ”sentiamo cosa ne pensa Rita”.
Famiglia e parrocchia erano per te un binomio inscindibile: quanto è stato importante far crescere tuo figlio Guido in questo ambiente, e come eri orgogliosa del fatto che anche lui frequentasse la parrocchia offrendo il suo contributo con la musica e nell’oratorio. Col tempo il tuo impegno in parrocchia si è allargato, oltre al gruppo famiglie: Amanida (come dimenticare le cene di cui eri animatrice instancabile!), il centro estivo (in cui per i bambini eri cuoca e dottoressa!), la festa parrocchiale, gli affari economici… qualsiasi nuova idea don Gianfranco mettesse in campo, tu c’eri… e sempre con quel lavoro dietro le quinte, silenzioso. Beh… insomma… silenzioso… in verità la tua presenza la facevi sentire anche con le parole, con le tue battute, con quell’ironia un po’ napoletana che ti caratterizzava.
Ci mancherai Rita, tantissimo.
Mi mancherai amica cara.
E mancherai soprattutto ad Antonio e a Guido, che erano la tua vera ragione di vita.

(Stefania)

29 giugno: Serata in compagnia!

 

E prima di cominciare a pensare alle vacanze una bella serata: Don Gianfranco ci teneva a ringraziare come fa lui i componenti del gruppo dell’accoglienza che tanta parte hanno avuto nel garantire una presenza attiva in sacrestia durante tutto questo lungo difficile periodo e i membri del Centro di ascolto che hanno reso possibile la consegna di pacchi alimentari a tantissime persone in difficoltà. 

E come fa Don Gianfranco a ringraziare?

Cena nei gazebi:  bruschetta e  grigliata. Questo il risultato,  che presuppone in uno dei pomeriggi più caldi dell’estate qualcuno davanti al fuoco che guarda dorare il pane, che controlla salsicce, agnello  e spuntature, e se questo qualcuno è il signor parroco il ringraziamento va contraccambiato!

Certo in aiuto sono arrivate cipolle al forno, verdure grigliate, pomodorini cotti e crudi, macedonia, ciliegie, dolci.

Ma va anche detto che l’occasione si prestava a ringraziare e festeggiare anche un po’ più adeguatamente di quello che è stato fatto quando le restrizioni imponevano solo distanziamento, il nostro caro Ottavio, approdato, baldanzoso più che mai,  ai 91 anni.

Regali, torta, acclamazioni, brindisi.

Evviva! Ritrovarsi insieme dopo tante sofferenze è una gioia e una consolazione. Certo qualcuno non c’è più, qualcun altro può esibire un piedone di tutto rispetto o ha qualche acciacco in più, ma il senso della comunità è più vivo che mai. E’ bello stare insieme!

17 giugno: Una giovane catechista è volata in cielo

Paola Gargiulo

Amica mia…….. insieme a te abbiamo sempre sperato di vincere questo male che alla fine è prevalso su di noi  ed è riuscito a portati via da noi.

Ma la tua forza e la tua amicizia, il tuo affetto, non ci lasceranno mai.

Nella nostra comunità sei stata una colonna silenziosa, discreta, e sempre vicina alle necessità dei bambini e ragazzi che ti sono stati affidati negli anni ed hanno avuto la gioia di incontrarti, incontrare la tua Fede, la tua creatività,  la tua capacità di rendere tutto semplice ed interessante, riuscendo a trasmettere con  dedizione il messaggio di Gesù a questi nuovi cristiani.

Ci hai lasciato dopo tanta sofferenza che hai sempre offerto a Dio come ogni altro gesto nella tua vita e come hai sempre fatto  sei andata via in silenzio senza disturbare.

Per noi catechiste sei stata esempio di umiltà e servizio silenzioso, ti porteremo nei nostri cuori con amore, con lo stesso amore con cui ti abbiamo visto testimoniare Dio.

Ora ti lasciamo nelle braccia del Padre, proteggici da lassù e sorreggici come testimoni di Fede…ciao Amica mia

                                                                                                                          Pina

9 giugno: un'altra distribuzione straordinaria di generi alimentari..... e... un ultimo giorno di scuola

La preparazione del pomeriggio dell’8

La distribuzione del giorno 9

 
Martedi 8 giugno è stato l’ultimo giorno di scuola abbiamo finito la seconda media, e ci eravamo organizzati i per fare i gavettoni alle femmine della nostra classe, avevamo comprato palloncini farina e uova pronti per iniziare la nostra “battaglia”. Finalmente arriva mezzogiorno suona la campanella e tutti contenti usciamo da scuola e andiamo a mangiare una pizza  alla pizzeria degli Apostoli, il nome della pizzeria  e  un diluvio universale improvviso ci suggerisce di  rinunciare ai gavettoni e  decidiamo di andare a salutare Don Francesco che come al solito ci ha accolto a braccia aperte e ci ha chiesto se potevamo aiutarlo a scaricare i pacchi della spesa per le persone bisognose. Avevamo una missione fare i gavettoni alle femmine e invece “Qualcuno” ha deciso per noi che ci dovevamo bagnare completamente per una missione che per noi non era impossibile aiutare Don Gianfranco e Don Francesco per il bene di altre persone.
Eravamo zuppi ma felicissimi della nostra missione, tanto che il giorno dopo abbiamo deciso di chiamare nuovamente Don Gianfranco per aiutarlo a distribuire i pacchi alimentari. Abbiamo aiutato a prepararli, a numerarli a distribuirli e a controllare i documenti delle persone era la prima volta che facevamo una cosa cosi ….. da persone grandi e responsabili in fondo è stata la nostra prima giornata di lavoro. Siamo tornati a casa stanchissimi ma felicissimi di vedere il sorriso delle persone quando consegnavamo i  pacchi e abbiamo capito quanto è importante aiutare le persone meno fortunate di noi.
 
Giancarlo e Gabriele
 
 

2 giugno... Famiglie finalmente in uscita!!!

C’è un sole caldo e luminoso oggi.

Siamo seduti o distesi su un prato a chiacchierare. Respiro un clima da gita scolastica (e già, nonostante l’età, ancora ne ho memoria!): un po’ di euforia condita con la bella prospettiva di trascorrere una giornata spensierata tra amici.

È il 2 giugno e con il Gruppo Famiglie si ritroviamo per passare una giornata insieme, dopo più di un anno. La destinazione è San Callisto, le catacombe sono chiuse, ma c’è un parco meraviglioso e la possibilità di pregare insieme le stazioni della Via Lucis, il percorso della Resurrezione.

Cos’è il Gruppo Famiglie? È un gruppo di persone (oggi amici!) che vive un percorso di spiritualità e condivisione in parrocchia. Un gruppo variegato in cui ci sono coppie di lunga data, coppie giovani e anche chi, oggi, è rimasto solo e racconta il suo essere famiglia senza il compagno o la compagna di una vita, con il dolore della sua perdita ma, allo stesso tempo, la consapevolezza di aver vissuto una vita di coppia piena, di essere portatrice di una esperienza di famiglia importante, un tesoro prezioso da condividere.

Come gruppo in questi mesi per i nostri incontri abbiamo usato mezzi informatici, spesso, purtroppo, senza troppo successo (Mi vedete? Aspetta, non sento…), inquadrature non proprio precise, abbiamo osservato la timidezza di chi non è avvezzo alla video chiamata, l’esuberanza di chi padroneggia meglio lo strumento…che fatica!

In ogni caso non tutti sono riusciti a partecipare e la sensazione è sempre stata, per me, di aver vissuto sicuramente un momento importante, cui mancava però un pezzo.

Ma ecco che quasi improvvisa e sicuramente imprevista arriva la proposta del Don: perché non organizziamo l’ultimo incontro di quest’anno del Gruppo Famiglie all’aperto? Abbiamo così modo di stare nuovamente tutti insieme, di raccontarci qualcosa dell’ultimo anno, delle fatiche incontrate, di come siamo cambiati, di guardare il nostro essere famiglia oggi, in tempo di pandemia, con tutto quello che questa ha portato.

Inutile dirlo: proposta accettata!

Ed ecco il perché del prato e il clima festaiolo. Preghiera, canti, il confronto sereno sulle difficoltà incontrate, il nostro prenderci virtualmente per mano.

È stato un bel modo di salutarci, con la fine della scuola e l’estate che avanza in tanti sono già partiti… ci rivedremo a settembre con un percorso per le famiglie tutto nuovo!

Buona estate!!

Annamaria